Il farmaco generico è definito come imitazione di un prodotto originale privo di protezione brevettuale;
quest'ultima caratteristica permette la produzione del generico a qualsiasi impresa.
In linea teorica, il generico viene messo in commercio senza un marchio commerciale definito, ma sotto la cosiddetta
Denominazione Comune Internazionale (DCI). Di fatto, nelle realtà di mercato internazionali esistono tre
categorie di farmaci generici:
generici branded, ovvero copie di specialità farmaceutiche recanti un proprio marchio distintivo;
generici semibranded commercializzati sotto la DCI seguita dal nome del produttore;
generici "puri", o unbranded.
Nel passaggio dalla specialità coperta da brevetto, prodotta quindi dalla sola azienda innovatrice, al farmaco
generico, prodotto potenzialmente da un numero illimitato di imprese, muta radicalmente la struttura del mercato di
riferimento. Il "monopolio" che permetteva all'azienda farmaceutica innovatrice di recuperare, tramite prezzi elevati,
gli investimenti effettuati in ricerca e sviluppo, viene sostituito da un mercato concorrenziale in cui le aziende si
concentrano sui processi produttivi più efficienti per offrire il farmaco generico ai prezzi più competitivi
sul mercato.
La previsione di un importante sviluppo del mercato dei farmaci generici comporta altresì un radicale mutamento
nell'attività delle singole aziende innovatrici. I prodotti maturi, per i quali la copertura brevettuale è
venuta meno, perdono d'importanza all'interno del portafoglio prodotti dell'azienda, essendo commercializzati da una
pluralità di soggetti a prezzi presumibilmente più bassi. L'azienda innovatrice è quindi portata
a lanciare sul mercato prodotti che rendano obsoleti quelli per cui è scaduta la protezione brevettuale.